1. Il concetto di morfodinamica del volto
In questa prospettiva il viso è visto come un sistema integrato di tessuti molli collegati tra loro:
- cute
- SMAS / sistema muscolo-aponeurotico superficiale
- muscoli mimici
- legamenti di ritenzione
- fasce profonde
- grasso superficiale e profondo
- innervazione motoria e sensitiva
Queste strutture formano una rete tensiva e dinamica.
La mimica e la gravità generano continuamente micro-forze vettoriali che si distribuiscono attraverso questo network.
Il presupposto della chirurgia “morfodinamica” è che preservare questa continuità tissutale mantenga una biomeccanica più fisiologica.
2. L’effetto degli scollamenti estesi
Negli approcci di lifting classici o anche deep-plane, una fase importante è lo scollamento dei tessuti per mobilizzare un flap.
Dal punto di vista morfodinamico vengono sollevate alcune criticità:
a) Interruzione delle connessioni fasciali
Lo scollamento separa temporaneamente:
- cute
- SMAS
- legamenti di ritenzione
- connessioni tra muscoli mimici.
Questo può modificare la trasmissione delle forze muscolari.
b) Formazione di tessuto cicatriziale
Durante la guarigione si forma fibrosi cicatriziale.
Il tessuto cicatriziale ha proprietà diverse rispetto ai tessuti sani:
- maggiore rigidità
- minore elasticità
- diversa orientazione delle fibre di collagene.
Biomeccanicamente diventa un tessuto di ancoraggio rigido.
c) Alterazione della distribuzione delle tensioni
Secondo questa teoria, la fibrosi può:
- creare zone di trazione passiva
- alterare i vettori di movimento fisiologico
- generare forze di ritorno verso il basso nel tempo.
In particolare nelle regioni:
- preauricolare
- mandibolare
- guancia inferiore
- profili mandibolari.
3. Il punto critico della regione auricolare
Molti lifting tradizionali hanno:
- incisioni preauricolari
- scollamento anteriore al padiglione auricolare.
Secondo l’approccio morfodinamico questo può creare:
- fibrosi nella regione preauricolare
- un punto relativamente fisso sopra l’orecchio
- tessuti inferiori che nel tempo esercitano trazione discendente.
L’ipotesi è che questo contribuisca al fenomeno clinico noto come:
- facial descent recurrence (recidiva della ptosi).
4. Il ruolo del network neuromuscolare
Un altro punto centrale di questa teoria è il network neuromuscolare facciale.
I muscoli mimici non lavorano isolatamente; esiste una continuità miofasciale che coordina movimenti come:
- sorriso
- elevazione zigomatica
- chiusura oculare
- espressioni dinamiche.
Secondo l’approccio morfodinamico:
- la dissezione ampia può alterare la trasmissione delle forze muscolari
- la cicatrice può modificare l’elasticità del sistema miofasciale.
Questo potrebbe spiegare alcune alterazioni mimiche osservate dopo alcuni lifting.
5. Approccio alternativo: sospensioni senza scollamento
Per questo motivo alcune scuole chirurgiche preferiscono tecniche che:
- non richiedono ampio undermining
- preservano i legamenti di ritenzione
- evitano cicatrici interne estese.
Gli strumenti usati possono includere:
- suture di sospensione profonde
- sistemi di ancoraggio fasciale
- thread lift evoluti
- mini-incisioni o accessi endoscopici limitati.
L’idea è ottenere un riallineamento vettoriale dei tessuti mantenendo il network biologico il più intatto possibile.
6. Cosa dice la letteratura scientifica
Esistono studi che dimostrano:
- che il tessuto cicatriziale è biomeccanicamente più rigido
- che i vettori di tensione influenzano l’invecchiamento del volto
- che nei lifting tradizionali si possono creare negli anni successivi (5-6) alterazioni delle armonie e proporzioni facciali.
In altre parole, esistono due filosofie chirurgiche diverse.
7. Confronto concettuale delle due scuole
Chirurgia di mobilizzazione (facelift classico / deep plane)
Principio:
- scollamento dei tessuti ed interruzione dei legamenti
- riposizionarli
- fissarli in posizione più alta.
Chirurgia di sospensione con fili di trazione
Principio:
- preservare il network neuromuscolare (senza scollamento) e i legamenti!
- rinforzare le strutture cedevoli senza interruzioni anatomiche
- usare sospensioni o trazioni per riposizionare i tessuti.
Vantaggio:
- minore dissezione
- minore fibrosi.
Limite:
- minore capacità di correggere lassità severa, in questi casi sicuamente da preferire l’approccio classico con scollamento dei tessuti.
I retaining ligaments
I retaining ligaments sono legamenti fibrosi che collegano:
SMAS e tessuti superficiali → al periostio osseo o fascia profonda
Servono a:
stabilizzare i compartimenti adiposi
mantenere la posizione delle guance
creare punti di ancoraggio biomeccanico.
I principali sono:
regione orbitaleorbicularis retaining ligament
regione zigomaticazygomatic ligaments
regione masseterina masseteric ligaments
regione mandibolare mandibular ligaments.
Questi legamenti formano una sorta di impalcatura tridimensionale.
Il sistema SMAS-legamenti come scheletro dinamico
Il viso come un sistema meccanico:
ossa → scheletro rigido
SMAS + legamenti → scheletro dinamico dei tessuti molli
cute e grasso → elementi superficiali mobili.
I legamenti funzionano come punti di fissazione, mentre lo SMAS distribuisce le tensioni.
Questo sistema:
sostiene i fat pads
mantiene la posizione della guancia
trasmette le forze muscolari.
Cosa succede con l’invecchiamento
Con l’età si verificano tre fenomeni principali:
1. Lassità dello SMAS. La lamina fasciale perde tensione.
2. Allungamento dei legamenti. I retaining ligaments si allungano ma non si rompono.
3. Discesa dei fat pads. I compartimenti adiposi scivolano inferiormente.
Questo produce: solco nasolabiale accentuati, jowls pstosici con perdita della linea mandibolare.
Filosofia della chirurgia “deep plane”
Nel deep plane facelift i chirurghi sostengono che il problema principale sia proprio la tensione dei ligamenti. Quindi la procedura prevede: rilascio dei retaining ligaments, mobilizzazione del complesso SMAS-muscoli-grasso, riposizionamento in blocco, fissazione superiore.
Secondo questa scuola: se non si liberano i ligamenti, il tessuto non può risalire correttamente.
Filosofia morfodinamica
L’approccio morfodinamico ragiona diversamente. Qui i retaining ligaments non sono considerati ostacoli, ma componenti essenziali del sistema biomeccanico. Quindi si preferisce: non tagliarli, non scollarli, non alterare la continuità fasciale.
L’idea è che il viso funzioni come una rete tensiva continua (concetto vicino alla tensegrità biologica).
In questa logica si interviene con:
sospensioni vettoriali
trazioni mirate
rinforzo delle linee di tensione.
Differenza biomeccanica tra i due modelli
Modello chirurgico classico
Approccio: release, mobilizzazione, riposizionamento. Meccanica:si crea un nuovo equilibrio di tensioni. Rischio teorico:cicatrici interne, alterazione della rete fasciale.
Modello morfodinamico
Approccio: preservazione, tensionamento, redistribuzione delle forze. Meccanica: si mantiene la continuità del sistema tensivo. Limite:correzione più limitata nelle ptosi avanzate.
Il vero punto di disaccordo tra le due scuole
La domanda centrale è:
I retaining ligaments sono strutture da liberare o da preservare?
Deep plane surgeons: sono strutture che bloccano il lifting → vanno rilasciate.
Morfodinamica: sono elementi stabilizzatori → vanno preservati
8. Sintesi
Gli argomenti che meritano approfondimento sono:
- lo scollamento dei tessuti e la resezione dei legamenti interrompono la continuità miofasciale
- il tessuto cicatriziale reaiduo crea rigidità e vettori anomali
- nel tempo questi vettori possono contribuire alla recidiva della ptosi e alla alterazione delle normali proporzioni facciali (allargamento ed assottigliamento dell bocca, discesa, avanzamento e protrusione dei padiglioni auricolari, appiattimento degli zigomi, etc).
